Fare i furbi con le recensioni, dal 1929

La casa editrice Adelphi ha ripubblicato Quando viaggiare era un piacere, una raccolta di scritti di viaggio dell’inglese Evelyn Waugh.

Evelyn Waugh

Il primo testo, Crociera nel Mediterraneo, presenta in alcune pagine del 1929 quella che, per quanto ne so, costituisce la prima recensione “a pagamento” di un hotel. È un racconto che delinea ironicamente i comportamenti svagati dei turisti leisure. Evelyn Waugh è partito per un viaggio da Londra nel Mediterraneo, ha rapidamente attraversato la Francia in mezzo a coppe di champagne per imbarcarsi a Monaco-Montecarlo.

Foto della nave da crociera Stella Polarsi dal sito di Duncan McLaren

Foto della nave da crociera Stella Polarsi dal sito di Duncan McLaren

Così descrive i suoi compagni di viaggio:

Tutti gli inglesi che vanno all’estero vorrebbero essere considerati, fino a prova contraria, dei viaggiatori e non dei turisti. Ma nell’osservare il mio bagaglio mentre veniva caricato sulla Stella, io sapevo che era perfettamente inutile continuare a tenere in vita questa pretesa. Io e i miei compagni di viaggio eravamo, senza possibilità di compromessi o di attenuanti, dei turisti.

Nello scalo di Napoli incontra un’umanità “molto pitoresca” (cit. Enrico Montesano) che lo invita a vedere certe “danze pompeiane”. Schiva Catania per sbarcare finalmente in Terrasanta dove cercano di vendergli le autentiche anfore delle nozze di Canaa di Galilea. Forse le più antiche fabbriche di souvenir, attive fin dalle Crociate. Arriva in Egitto, dorme all’hotel Mena House (fondato nel 1867) con vista sulle Piramidi.

Il Mena House Hotel c.1926 - Henry Folland

Il Mena House Hotel c.1926 – Henry Folland

Però tra bella vita e compagnie costose dilapida i suoi fondi e quindi:

Dopo gli sperperi che avevo fatto al Mena House cominciavo a preoccuparmi per le mie finanze, e allora escogitai un sistema ingegnoso. Prima di partire dal Cairo avevo scritto una lettera – su carta intestata dell’Union Club, Porto Said – ai direttori dei due alberghi principali della Valletta: il Great Britain e l’Osborne, fra i quali avevo saputo che esisteva un rapporto di accesa rivalità. Nella lettera, alla quale accludevo i ritagli di stampa (fornitimi dall’editore) relativi al mio ultimo libro, dicevo a ciascun direttore che al mio ritorno in Inghilterra mi proponevo di pubblicare un diario di viaggio, e che avevo sentito dire che il suo era il miglior albergo dell’isola. Era disposto ad alloggiarmi gratis durante la mia visita a Malta, in cambio di una benevola menzione del suo albergo nel mio libro? Al momento del mio imbarco a Porto Said non potevano aver avuto il tempo di rispondere, Ma io salii a bordo con la speranza che alla Valletta avrei conosciuto un certo sollievo da quei continui salassi che mi avevano afflitto negli ultimi due mesi.

Questo espediente provoca subito un problema di frontiera, sulla nave che lo porta dall’Egitto a Malta.

Potei solo dirgli che non avevo ancora deciso in quale dei due alberghi sarei andato. Mi disse “La prego di decidersi adesso. Devo riempire questo modulo”.
Gli risposi che non potevo farlo se prima non parlavo coi direttori degli alberghi.
Osservò “Ma sono tutti e due dei buoni alberghi, dov’è il problema?”.
Allora dovetti confessare “Vorrei essere alloggiato gratis”.
L’ufficiale mi giudicò chiaramente un personaggio molto sospetto, e mi disse che, sotto pena di arresto, avrei dovuto presentarmi giornalmente al Ministero della Sanità per tutta la durata del mio soggiorno alla Valletta. Se non l’avessi fatto sarebbe venuta la polizia a prendermi. Promisi che avrei obbedito, e mi venne consegnato un modulo di quarantena che avrei dovuto conservare. Perdetti il modulo quella sera stessa, e non andai mai neppure nei pressi del Ministero della Sanità; né sentii più parlare della faccenda.

E finalmente sbarcano a Malta, dove si compie la scelta:

Andammo a terra con una chiatta, che ci sbarcò alla dogana. Qui mi vennero incontro due giovani, entrambi di bassa statura, scuri di pelle e dall’aria vivace che indossavano un vestito di foggia inglese piuttosto lucido e un berretto con visiera. Sul berretto dell’uno era scritto, in oro, “The Osborne Hotel”; su quell’altro “The Great Britain Hotel”. Tutti e due tenevano in mano una copia della mia lettera. Ciascuno si impossessò di una parte del mio bagaglio, porgendomi al tempo stesso un cartoncino stampato. Il primo cartoncino diceva:

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THE OSBORNE HOTEL
STRADA MEZZODI
Tutte le comodità moderne. Acqua calda.
Luce elettrica.
Eccellente cucina.
FAVORITO DA SUA ALTEZZA SERENISSIMA IL PRINCIPE LUIGI DI BATTENBERG E DAL DUCA DI BRONTE
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L’altro diceva:
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THE GREAT BRITAIN HOTEL
STRADA MEZZODI
Tutte le comodità moderne. Acqua calda e fredda.
Luce elettrica.
Cucina senza eguali. Impianti igienici.
L’UNICO HOTEL A GESTIONE INGLESE
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(Ma forse, veniva da pensare, quest’ultimo fatto sarebbe stato meglio nasconderlo che pubblicizzarlo).
Al Cairo mi avevano detto che in realtà il migliore era il Great Britain, perciò diedi istruzioni al suo rappresentante di occuparsi del mio bagaglio. Ma l’inviato dell’Osborne, molto irritato, mi sventolò la mia lettera davanti agli occhi.
“Quella è un falso” gli spiegai, nauseato dalla mia doppiezza. “Temo proprio che lei sia caduto vittima di una contraffazione più che evidente”.

Inserzione del Great Britain Hotel di Malta - 1939

Inserzione del Great Britain Hotel di Malta – 1939 – National Library of Scotland

Segue una prima impressione sulla Valletta e una bella descrizione dell’hotel, ricca di dettagli (ma non vi anticipo altro che il libro vale la pena leggerlo). Segue la lapidaria recensione comparativa, che oggi non sarebbe accolta tra quelle di Tripadvisor, per le sue regole.

Giacché posso affermare in tutta coscienza che il Great Britain è realmente il miglior albergo dell’isola. Andai in seguito a dare un’occhiata all’Osborne, e mi convinsi di aver avuto più successo di Sua Altezza Serenissima il principe Luigi di Battenberg e anche del duca di Bronte.

Segue una fantastica pagina dalla rivista “Town and Country Life” in cui vengono cantate le lodi dell’hotel e a cui Waugh sente il bisogno di rispondere:

Non mi lascerò superare in gratitudine. Se il mio tributo è espresso in termini più moderati, non è per questo meno genuino. Mi si consenta dunque di dichiarare qui: forse il Great Britain non si trova in una posizione altrettanto favorevole di quella che ha, per i giocatori di golf, il Gleneagles; forse il giocatore d’azzardo si troverà meglio al Normandie; nei negozi del Crillon si potranno fare migliori acquisti; il Russie dà su una piazza più bella; al Cavendish si può trovare compagnia più divertente; al Berkeley si danza meglio, si dorme meglio al Mena House e si mangia meglio al Ritz. Ma il Great Britain Hotel, La Valletta, Malta, è il migliore albergo dell’isola; e continuare a fare paragoni non farebbe che creare confusione su questo semplice fatto.

Evelyn Waugh, A Pleasure Cruise in 1929, da Labels, 1930.
Pubblicato in italia da Adelphi, Quando viaggiare era un piacere.

Lo humor con cui Waugh racconta la sua trovata ci ricorda che le piccole furbizie dei blogger-cerca-buffet non sono una novità, e che possono essere fatte comunque con stile.

Che la fiducia deve essere comunque provata, e in passato come nel presente gli accrediti di un terzo (l’editore nei confronti di Waugh, lo scrittore nei confronti del suo pubblico) sono l’argomento più importante.

Che il turismo e le sue dinamiche sono nate prima di Facebook.

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